💫 Quando per ritrovarti, ti sporchi le mani di vita

per ritrovarmi

C’è stato un momento della mia vita in cui tutto sembrava sfuggirmi di mano. Avevo lasciato alle spalle una carriera ventennale, una città che mi aveva vista crescere e cadere, e tutte le certezze che credevo intoccabili.

Ero a Imperia. Una nuova città, un nuovo inizio… o almeno così speravo.

Ma dentro di me regnava il vuoto. Mi ero trasferita lì con il desiderio di rinascere, portando con me Ginny, la mia mamma e il mio adorato nonno Gianni. Il mare, il sole, un clima mite: pensavo potessero guarirmi.

Ma ho imparato che non è il luogo che ti salva, se dentro sei ancora in frantumi. In quella solitudine interiore, ho fatto l’unica cosa che potevo: ho scelto di sporcarmi le mani di vita.

Mi sono messa a lavorare in un bar. Sì, proprio io. Che fino a poco prima portavo i tacchi e firmavo atti importanti. Ora lavavo i piatti, sistemavo i tavoli, servivo caffè. E lo facevo con un sorriso che spesso era l’unico ponte tra me e la speranza.

Ogni turno era un allenamento alla resilienza. Ogni gesto, anche il più semplice, diventava una prova di forza interiore. Mi sentivo invisibile eppure viva. Perché non stavo solo lavorando… mi stavo ritrovando.

Quando perdi tutto, ti resta una scelta: lamentarti o rimboccarti le maniche e ricominciare da te. Io ho scelto la seconda strada, anche se faceva paura.

Quel lavoro mi ha insegnato più di mille corsi di formazione. Mi ha mostrato il valore del rispetto, della fatica silenziosa, dell’umiltà.

Mi ha fatto riscoprire una parte di me che avevo dimenticato: quella che non molla, anche quando nessuno la guarda. Quella che non ha bisogno di un titolo per sentirsi degna, ma solo di verità.

Imperia è stata la mia palestra d’anima.

Un luogo che mi ha aiutata a capire che non avevo bisogno di cambiare città, ma di ritrovare me stessa.

E l’ho fatto proprio lì, dietro un bancone, con un grembiule addosso e le mani che profumavano di caffè.

Oggi, riguardando quel periodo, mi abbraccerei forte. Mi direi:

> “Hai fatto bene a non mollare. Anche servendo un caffè, stavi ricostruendo la tua dignità.”

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