Non voglio avere tutto. Voglio poter scegliere.

Il denaro non è il centro della vita, ma quando manca può restringere le possibilità: per me la libertà significa costruire abbastanza margine da non lasciare che ogni decisione venga presa dalla paura

Per molto tempo ho pensato che desiderare più libertà economica significasse voler avere di più.

Più soldi.

Più sicurezza.

Più possibilità.

E forse, vista da fuori, può sembrare proprio così.

Poi ho capito che ciò che desidero davvero è molto più semplice e molto più profondo.

Non voglio avere tutto. Voglio poter scegliere.

Non sogno una vita in cui posso comprare qualsiasi cosa.

Sogno una vita in cui, davanti a una decisione importante, il denaro non sia sempre la prima porta che si chiude.

Una vita in cui posso dire no senza sentire immediatamente il peso di ciò che rischio di perdere.

Una vita in cui posso studiare, cambiare, rallentare, ripartire o proteggere chi amo senza che ogni scelta sembri economicamente impossibile.

Non è lusso.

È margine.

E più vado avanti, più mi accorgo che per me la libertà ha proprio questa forma.

Quante volte diciamo “non posso” quando avremmo voluto dire “non scelgo questo”?

Ci sono decisioni che sembrano nostre, ma in realtà sono dettate dalla mancanza di alternative.

Resto perché non posso permettermi di lasciare.

Accetto perché non posso rischiare di perdere quell’entrata.

Rimando perché oggi non posso sostenere quella spesa.

Non studio perché devo prima occuparmi di tutto il resto.

Non provo perché un errore potrebbe costarmi troppo.

Non c’è nulla di sbagliato nel riconoscere questi limiti.

La vita reale è fatta anche di responsabilità.

Ma credo che sia importante chiamare le cose con il loro nome.

Perché se una scelta nasce dall’assenza di alternative, non è ancora vera libertà.

Ed è proprio da qui che nasce il mio desiderio di costruire margine.

Non per avere tutto.

Per avere almeno una possibilità in più.

Il denaro non misura il tuo valore

Questa per me è una distinzione fondamentale.

Il denaro non dice quanto vali.

Non dice quanto sei intelligente.

Non dice quanto sei buona, capace, forte o degna di rispetto.

Avere di più non ti rende una persona migliore.

Avere di meno non ti rende una persona inferiore.

Ma proprio perché il denaro non misura il valore di una persona, possiamo smettere di trasformarlo in un tabù e iniziare a guardarlo come uno strumento.

Uno strumento che può allargare alcune possibilità.

Uno strumento che può darti tempo.

Uno strumento che può evitare che una difficoltà economica diventi immediatamente una prigione.

Non è il centro.

Ma fingere che non conti affatto sarebbe altrettanto falso.

Non cerco il lusso. Cerco margine.

Quando dico che voglio libertà economica, non penso a una vita perfetta.

Penso a cose molto concrete.

Poter affrontare un imprevisto senza sentire che tutto sta per crollare.

Poter investire su una formazione che può aprirmi una strada nuova.

Poter dedicare tempo a una persona che amo senza trasformare ogni ora in una perdita economica insostenibile.

Poter cambiare lavoro gradualmente.

Poter rifiutare un ambiente o una situazione che non mi fa più bene.

Poter dire: ci penso.

Quella frase, ci penso, per me contiene una libertà enorme.

Perché significa che non sono costretta a reagire subito.

Ho uno spazio tra il problema e la decisione.

E in quello spazio posso tornare a me stessa.

A volte una rinuncia è una scelta. A volte è una costrizione.

Io non credo che la libertà significhi non rinunciare mai.

Anzi.

Ci sono rinunce che facciamo consapevolmente perché sappiamo che oggi una cosa conta più di un’altra.

Rinuncio a una spesa perché voglio investire in un progetto.

Rinuncio a qualcosa nel presente perché sto costruendo un margine per il futuro.

Rinuncio a una possibilità perché non è coerente con ciò che voglio proteggere.

Queste rinunce possono perfino farci sentire più forti, perché hanno una direzione.

Diverso è rinunciare continuamente a te stessa perché non vedi alternative.

Quando ogni no nasce soltanto dal fatto che non puoi permetterti di scegliere, la rinuncia smette di essere strategia e diventa gabbia.

È questa differenza che voglio imparare a riconoscere.

L’autonomia cambia anche il modo in cui guardi te stessa

Quando inizi a costruire un po’ di autonomia, non cambia soltanto il conto.

Cambia il modo in cui entri in alcune decisioni.

Hai meno bisogno di accettare immediatamente ciò che arriva.

Hai più tempo per capire.

Puoi mettere un confine dove prima avevi paura di farlo.

Puoi distinguere meglio ciò che vuoi da ciò che temi di perdere.

Non perché il denaro risolva ogni problema.

Non lo fa.

Ma avere un minimo di margine può ridurre quella sensazione terribile di non avere alternative.

E quando senti di avere almeno un’alternativa, cambia anche il modo in cui ti percepisci.

Ti senti meno intrappolata.

Più capace di partecipare alle decisioni della tua stessa vita.

La libertà non nasce tutta insieme

Questo è forse il punto che considero più importante.

Se pensassi alla libertà come a un traguardo enorme, probabilmente mi sentirei sempre lontana.

Invece provo a guardarla come una costruzione.

Un passo.

Poi un altro.

Conoscere meglio le mie spese.

Mettere ordine.

Costruire competenze.

Ridurre una dipendenza.

Creare una nuova possibilità professionale.

Imparare qualcosa che fino a ieri non capivo.

Mettere da parte una cifra piccola ma intenzionale.

Smettere di spendere automaticamente in qualcosa che non mi rappresenta più.

La libertà non compare quando finalmente hai abbastanza.

Comincia ogni volta che costruisci un centimetro di spazio in più tra te e una costrizione.

Non voglio più confondere ricchezza e sicurezza

Puoi avere entrate alte e sentirti comunque fragile.

Puoi guadagnare bene e dipendere completamente dal prossimo mese.

Puoi avere cose costose e nessun margine.

Puoi mostrare successo e vivere con la paura che basti un imprevisto per far saltare tutto.

Per questo oggi non mi interessa l’idea di ricchezza come immagine.

Mi interessa la struttura.

Quanto è sostenibile ciò che sto costruendo?

Quanto dipende da una sola cosa?

Quanto spazio ho se qualcosa cambia?

Quanto delle mie scelte nasce davvero da me?

Queste domande mi interessano molto di più di qualsiasi simbolo esterno di successo.

Il prezzo di una scelta non è soltanto economico

Ogni possibilità ha un costo.

Tempo.

Energia.

Responsabilità.

Rischio.

Denaro.

A volte una strada che promette molto economicamente può chiederti un prezzo enorme in serenità o presenza.

A volte una strada meno redditizia nel breve periodo può costruire competenze e possibilità più solide nel tempo.

Per questo non voglio più guardare una scelta soltanto chiedendomi: quanto mi dà?

Voglio chiedermi anche: che cosa mi chiede?

La libertà di scegliere non significa scegliere sempre ciò che rende di più.

Significa poter valutare l’intero prezzo della decisione.

Avere più possibilità non significa doverle usare tutte

C’è una cosa bellissima nel costruire margine: non sei obbligata a trasformarlo immediatamente in qualcosa.

Puoi avere un risparmio e non spenderlo.

Puoi avere una competenza nuova e aspettare il momento giusto per usarla.

Puoi avere una possibilità professionale e decidere che non è quella che vuoi.

Puoi avere un’alternativa e scegliere comunque di restare dove sei, ma questa volta perché lo vuoi.

È qui che cambia tutto.

La stessa decisione può avere un significato completamente diverso quando nasce dalla scelta invece che dalla paura.

La libertà si costruisce prima di averne bisogno

Spesso desideriamo libertà nel momento in cui siamo già davanti a una scelta difficile.

Vorremmo avere una riserva proprio quando arriva l’imprevisto.

Vorremmo avere un’alternativa proprio quando il lavoro non ci rappresenta più.

Vorremmo avere competenze nuove proprio quando dobbiamo cambiare strada.

Ma molte forme di libertà si costruiscono prima.

Quando ancora non servono urgentemente.

È per questo che credo così tanto nelle piccole decisioni ripetute.

Non sembrano rivoluzionarie.

Ma sono quelle che, nel tempo, possono trasformare un “non posso” in un “posso pensarci”.

E poi, magari, in un “scelgo io”.

Non voglio più denaro per avere di più

Questa frase per me è diventata chiarissima.

Non voglio più denaro per avere di più. Voglio più possibilità per poter scegliere.

Non cerco una vita in cui posso permettermi tutto.

Cerco una vita in cui non devo rinunciare continuamente a me stessa perché non posso permettermi di scegliere.

So che non avrò mai il controllo completo.

Ci saranno responsabilità, imprevisti, momenti in cui la scelta sarà comunque difficile.

Ma non è questo il punto.

Il punto è costruire, poco alla volta, più spazio.

Più consapevolezza.

Più autonomia.

Più possibilità.

Il denaro non è il centro.

La scelta sì.

E tutto ciò che oggi posso costruire per non lasciare che domani siano sempre la paura, l’urgenza o la dipendenza a decidere al posto mio, per me ha un valore enorme.

Perché alla fine la libertà che desidero non è quella di avere tutto.

È quella di potermi guardare dentro e dire:

questa volta non sto soltanto accettando ciò che posso. Sto scegliendo ciò che voglio costruire.

Con amore e fiducia, Vanessa Galperti 💛

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