Ho rinunciato a qualcosa, ma non ho rinunciato a me
Ci sono stati momenti della mia vita in cui ho pensato che rinunciare fosse semplicemente quello che dovevo fare.
Non lo chiamavo nemmeno sacrificio.
Era la vita.
C'erano cose da fare, persone a cui pensare, responsabilità che non potevo mettere da parte. E allora io facevo quello che probabilmente fanno tante donne: mettevo una cosa davanti all'altra e continuavo.
Prima questo.
Poi quello.
Io dopo.
Solo che quel “dopo” continuava a spostarsi.
E senza quasi rendermene conto, sono diventata bravissima a rimandare me stessa.
I miei desideri potevano aspettare.
I miei progetti potevano aspettare.
Quello che avrei voluto fare della mia vita poteva aspettare.
Perché c'era sempre qualcosa che sembrava più urgente.
E sai qual è il problema?
Che quando vivi così abbastanza a lungo, arriva un momento in cui non ti sembra più di aver rinunciato temporaneamente a qualcosa.
Cominci a pensare che quella sia semplicemente la vita che ti è rimasta.
Io, a un certo punto, l'ho pensato.
Ed è proprio da lì che ho dovuto ricominciare.
Ci sono scelte che non sembrano nemmeno scelte
Oggi parliamo continuamente di libertà.
“Fai quello che ami.”
“Segui i tuoi sogni.”
“Se vuoi davvero qualcosa, vai a prendertela.”
Belle frasi.
Ma la vita vera non funziona sempre così.
Io lo so.
Perché ci sono stati momenti in cui non potevo semplicemente alzarmi una mattina e dire:
“Da oggi penso soltanto a me.”
E forse nemmeno avrei voluto farlo.
Ci sono persone che ami.
Ci sono responsabilità che hai scelto e altre che sono arrivate senza chiederti il permesso.
Ci sono momenti in cui hai bisogno di uno stipendio, non del lavoro perfetto.
Momenti in cui devi occuparti di quello che hai davanti, anche se dentro di te desidereresti altro.
Io ho fatto rinunce.
Alcune consapevolmente.
Altre me ne sono accorta soltanto molto tempo dopo.
Ma oggi non voglio raccontarti una storia in cui tutte quelle rinunce sono state sbagliate.
Non lo sono state.
Alcune erano necessarie.
Alcune le rifarei.
Quello che cambierei è un'altra cosa:
non lascerei più che una rinuncia momentanea decidesse chi devo essere per il resto della mia vita.
Per troppo tempo ho confuso “non posso adesso” con “non posso più”
Questa è stata una delle trappole più grandi.
All'inizio dici:
“Adesso non è il momento.”
Ed è vero.
Poi passa un po' di tempo.
E continui a dirlo.
Poi la frase cambia quasi senza che tu te ne accorga.
Da:
“Non posso adesso.”
diventa:
“Ormai non posso più.”
Ormai ho questa età.
Ormai ho fatto queste scelte.
Ormai ho preso questa strada.
Ormai ho delle responsabilità.
Ormai è tardi.
Quante volte ce lo diciamo?
Io me lo sono detto.
E l'“ormai” è una parola pericolosa.
Perché sembra descrivere la realtà, ma tante volte sta soltanto costruendo una gabbia.
A un certo punto ho dovuto farmi una domanda scomoda:
chi ha deciso che non posso più cambiare?
La vita?
Gli altri?
Oppure io?
A forza di essere tutto per tutti, rischi di non sapere più chi sei
Io so cosa significa avere tante cose nella testa contemporaneamente.
Pensare a quello che devi fare oggi.
A quello che devi sistemare domani.
A chi ha bisogno di te.
A ciò che non puoi dimenticare.
E in mezzo a tutto questo c'è una domanda che diventa sempre più silenziosa:
“E io?”
Non è una domanda egoista.
Oggi lo so.
Ma non l'ho sempre saputo.
Per molto tempo pensare a me arrivava con una specie di giustificazione incorporata.
Prima dovevo aver fatto tutto il resto.
Prima dovevano stare bene tutti.
Prima dovevo meritarmi il diritto di dedicare tempo a qualcosa che riguardasse soltanto me.
Ma quel momento perfetto non arrivava mai.
Perché ci sarà sempre qualcosa da fare.
Ci sarà sempre qualcuno che avrà bisogno di noi.
Ci sarà sempre una ragione per rimandare.
E allora ho dovuto imparare una cosa che sembra semplice, ma per me non lo è stata:
esserci per gli altri non significa dover scomparire io.
Posso amare.
Posso prendermi delle responsabilità.
Posso scegliere di mettere qualcuno davanti a me in un determinato momento.
Ma non posso continuare a cancellarmi dalla mia stessa vita.
Ho iniziato a riprendermi piccoli pezzi di me
Non è successo con una grande rivoluzione.
Non mi sono svegliata un giorno completamente diversa.
Ho iniziato con piccoli pezzi.
Una decisione.
Un progetto.
Una cosa che volevo imparare.
Una domanda che avevo smesso di farmi.
Un'idea che prima avrei subito archiviato dicendo:
“Non fa per me.”
Ho iniziato a chiedermi:
“Perché no?”
Non:
“Posso cambiare tutta la mia vita domani?”
Ma:
“Qual è una cosa che posso fare oggi per non abbandonarmi di nuovo?”
Per me questa differenza è stata enorme.
Perché se guardi tutta la strada insieme può sembrarti impossibile.
Se guardi soltanto il prossimo passo, improvvisamente qualcosa diventa possibile.
Non sono più la donna che ha fatto alcune di quelle scelte
Questa è un'altra cosa che ho dovuto accettare.
Ci sono decisioni che ho preso anni fa che avevano senso per la donna che ero in quel momento.
Con quello che sapevo.
Con quello che avevo.
Con le mie paure.
Con le mie priorità.
Con le mie possibilità.
Ma io oggi sono cambiata.
E allora perché dovrei essere obbligata per sempre a rimanere fedele a una decisione presa da una versione di me che non esiste più?
Cambiare idea non cancella quello che sono stata.
Non rende sbagliato il passato.
Significa semplicemente riconoscere che nel frattempo sono cresciuta.
Forse anche tu hai una scelta che continui a portarti dietro solo perché un giorno l'hai fatta.
E magari non ti sei più chiesta se ti appartiene ancora.
Fermati un secondo.
Chieditelo.
La sceglierei ancora oggi?
Non devi rispondere a me.
Ma credo che tu debba rispondere a te stessa.
Ho capito che la libertà non arriva tutta insieme
Una volta pensavo alla libertà come a qualcosa di enorme.
Un cambiamento totale.
Una vita completamente diversa.
La possibilità di fare ciò che vuoi quando vuoi.
Oggi la vedo diversamente.
Per me la libertà è soprattutto avere alternative.
Sapere che se una strada non mi appartiene più posso iniziare a costruirne un'altra.
Magari non posso percorrerla domani.
Ma posso cominciare a prepararla oggi.
È qui che le piccole scelte acquistano un significato enorme.
Imparare qualcosa di nuovo.
Mettere da parte qualcosa.
Conoscere persone nuove.
Aprire una porta.
Studiare.
Provare.
Chiedere.
Sbagliare.
Riprovare.
Sembrano azioni piccole.
Ma una dopo l'altra costruiscono possibilità.
E le possibilità, per me, sono una delle forme più concrete di libertà.
Non voglio più guardare soltanto quello a cui ho rinunciato
Potrei guardare indietro e fare l'elenco.
Le occasioni perse.
Il tempo che avrei potuto utilizzare diversamente.
Le cose che avrei voluto capire prima.
Le strade che forse avrei potuto prendere.
Ma a cosa servirebbe?
Il passato può spiegarmi molte cose.
Non può restituirmi un giorno.
E allora oggi preferisco farmi un'altra domanda:
“Che cosa posso costruire con quello che ho adesso?”
Non con quello che avrei dovuto avere.
Non con la vita che immaginavo vent'anni fa.
Non con ciò che sarebbe successo se qualcuno avesse fatto qualcosa di diverso.
Adesso.
Da qui.
Con la donna che sono oggi.
Questa domanda mi restituisce il potere di scegliere.
Non tutto.
Non sempre.
Ma qualcosa sì.
E a volte quel qualcosa è sufficiente per cambiare direzione.
Posso fermarmi senza arrendermi
Ci saranno probabilmente altre rinunce nella mia vita.
Non voglio raccontarti il contrario.
Ci saranno momenti in cui dovrò scegliere una cosa e lasciarne indietro un'altra.
Fa parte della vita.
Ma c'è una promessa che oggi voglio fare soprattutto a me stessa:
non trasformerò più automaticamente una pausa in una resa.
Se oggi devo fermarmi, mi fermerò.
Se oggi una cosa deve aspettare, aspetterà.
Ma non dirò più così facilmente:
“Ormai è troppo tardi.”
Perché io non so cosa sarò capace di costruire tra un anno.
Non so quali possibilità incontrerò.
Non so quali porte riuscirò ad aprire.
E non voglio più chiuderle io prima ancora di arrivarci.
Forse anche tu hai rinunciato a qualcosa.
Forse lo hai fatto per amore.
Per necessità.
Per paura.
Perché in quel momento non vedevi un'altra strada.
Non importa.
Non devi giudicare la donna che eri.
Ma puoi decidere cosa fare con la donna che sei oggi.
Io ho rinunciato a qualcosa.
Più di una volta.
E probabilmente succederà ancora.
Ma una cosa oggi la so: posso rimandare un sogno. Posso cambiare strada. Posso fermarmi. Posso scegliere altre priorità.
Ma non voglio più mettere me stessa in fondo alla mia vita.
Perché una rinuncia può durare un giorno.
Un mese.
Anche anni.
Ma non deve diventare una condanna.
E soprattutto non deve diventare la prova che per te non esiste più un'altra possibilità.
Io oggi quella possibilità voglio continuare a costruirla.
Un passo alla volta.
E se stai leggendo queste parole pensando che forse hai aspettato troppo, voglio lasciarti soltanto una domanda:
e se invece non fosse troppo tardi?
Vanessa Galperti
