Lasciare andare per crescere
Lasciare andare non significa dimenticare: significa smettere di restare prigioniera di ciò che non puoi più cambiare
Per tanto tempo ho pensato che lasciare andare significasse dimenticare. Oggi so che significa ricordare senza continuare a vivere prigioniera di ciò che è stato.
Ci sono ferite che il tempo non cancella.
Imparano semplicemente a fare meno rumore.
Per anni ho creduto che, per stare bene, avrei dovuto dimenticare alcune pagine della mia vita. Avrei voluto cancellare certe parole, certe delusioni, certe paure. Mi ripetevo che, se tutto quello non fosse mai successo, probabilmente oggi sarei una persona diversa.
Ma sai una cosa?
Avevo ragione.
Sarei davvero una persona diversa.
E oggi non so se mi piacerebbe esserlo.
Questa consapevolezza non è arrivata all'improvviso. È nata lentamente, un giorno dopo l'altro, mentre cercavo di rimettere insieme i pezzi della mia vita.
Per tanto tempo ho combattuto contro il mio passato.
Più cercavo di dimenticarlo, più lui trovava il modo di tornare.
Bastava una frase.
Uno sguardo.
Una situazione.
Ed era come se il tempo non fosse mai passato.
Mi rendevo conto che non erano gli eventi a tenermi prigioniera.
Era il significato che continuavo a dare a quegli eventi.
Ed è lì che ho capito una cosa che ha cambiato il mio modo di guardare la vita.
Lasciare andare non significa cancellare.
Significa smettere di permettere al passato di decidere chi sei oggi.
Il caffè che mi ha fatto capire tutto
Qualche mattina fa ero seduta con la mia tazza di caffè tra le mani.
Chi mi conosce sa quanto quel momento sia importante per me.
Prima del caffè non esiste il telefono.
Non esistono le notifiche.
Non esistono le richieste del mondo.
Esisto soltanto io.
È il momento in cui ascolto davvero Vanessa.
Mentre sorseggiavo quel caffè mi è uscita una frase spontanea.
Una frase che non avevo preparato.
Che non avevo cercato.
È semplicemente arrivata.
"Voglio smettere di vivere prigioniera di ciò che è stato."
Quando l'ho pronunciata, mi sono fermata.
Perché ho capito che quella frase raccontava molto più di quanto immaginassi.
Per anni avevo continuato a guardare la mia vita attraverso il filtro delle ferite.
Ogni scelta passava da lì.
Ogni paura.
Ogni dubbio.
Ogni insicurezza.
Era come se il passato avesse ancora il diritto di sedersi accanto a me ogni mattina e decidere come avrei vissuto la giornata.
E io glielo stavo permettendo.
Ho smesso di definirmi per quello che mi è successo
Credo che uno degli errori più grandi che possiamo fare sia permettere alle nostre ferite di diventare la nostra identità.
Per tanto tempo anch'io l'ho fatto.
Mi definivo attraverso il dolore.
Attraverso ciò che avevo perso.
Attraverso ciò che avevo subito.
Attraverso le paure che mi portavo dentro.
Poi un giorno mi sono fatta una domanda.
"E se iniziassi a definirmi per quello che sono diventata?"
È stata una domanda semplice.
Ma ha cambiato tutto.
Perché io non sono soltanto la donna che ha attraversato momenti difficili.
Sono anche la donna che ha avuto il coraggio di rialzarsi.
Sono la mamma che ogni giorno cerca di costruire un futuro sereno per sua figlia.
Sono la figlia che continua a esserci per la propria mamma.
Sono una donna che continua a credere nei propri sogni anche quando la strada sembra tutta in salita.
E questa, oggi, è la Vanessa che scelgo di vedere.
La gratitudine più difficile
C'è una forma di gratitudine che non avrei mai immaginato di provare.
Non è gratitudine per il dolore.
Non credo che il dolore sia un regalo.
Ci sono esperienze che non dovrebbero esistere.
Ci sono parole che lasciano ferite profonde.
Ci sono momenti che nessuno dovrebbe vivere.
Eppure oggi riesco a dire una cosa che qualche anno fa sarebbe stata impossibile.
Ringrazio la donna che sono diventata attraversando tutto questo.
Perché senza quel percorso non avrei mai scoperto quanto amore fossi capace di dare.
Non avrei imparato a riconoscere le persone che restano davvero.
Non avrei capito quanto siano preziosi il rispetto, la libertà e la serenità.
E probabilmente non avrei mai avuto il coraggio di costruire il progetto che oggi porta il mio nome.
Non ringrazio ciò che mi ha ferita.
Ringrazio ciò che quelle ferite mi hanno insegnato.
La libertà più grande
Oggi ho capito che la libertà non è avere una vita perfetta.
La libertà è riuscire a guardare il proprio passato senza permettergli di decidere il proprio futuro.
È poter ricordare senza rivivere continuamente il dolore.
È smettere di chiedersi come sarebbe andata se alcune cose non fossero mai successe e iniziare, invece, a domandarsi:
"Che cosa posso costruire da oggi in avanti?"
Per tanti anni ho vissuto con lo sguardo rivolto all'indietro.
Ogni volta che succedeva qualcosa di difficile, il passato tornava a bussare.
Era come se una parte di me avesse paura di fidarsi ancora della vita.
Poi ho capito che continuare a guardare indietro non avrebbe cambiato nulla.
Mi avrebbe soltanto impedito di vedere tutta la strada che avevo davanti.
Da quel momento ho iniziato un esercizio che continuo a fare ancora oggi.
Ogni volta che il passato cerca di riportarmi indietro, scelgo consapevolmente di chiedermi:
"La Vanessa di oggi cosa farebbe?"
Non quella di ieri.
Non quella ferita.
Quella di oggi.
Ed è incredibile quanto possa cambiare una semplice domanda.
La Fenice e il Fiore di Loto
Nel mio percorso ci sono due simboli che mi accompagnano da tanto tempo.
La Fenice.
E il Fiore di Loto.
Per anni li ho guardati semplicemente come immagini belle.
Oggi li guardo e ci vedo la mia storia.
La Fenice mi ricorda che si può rinascere anche dopo aver attraversato il fuoco.
Che ci sono momenti in cui la vita sembra ridurre tutto in cenere.
I sogni.
Le certezze.
La fiducia.
Eppure, proprio da quelle ceneri, può nascere una versione di noi che non avremmo mai immaginato.
Il Fiore di Loto, invece, mi ha insegnato qualcosa di diverso.
Nasce nel fango.
Ma non permette al fango di definire la sua bellezza.
Ogni volta che lo guardo penso che anche noi possiamo fare la stessa cosa.
Non possiamo scegliere tutto quello che ci accade.
Ma possiamo scegliere che persona diventare attraversando tutto questo.
Un giorno ti racconterò perché questi due simboli hanno un posto così importante nella mia vita.
Per oggi mi basta dirti questo.
Ogni volta che penso alla Fenice o al Fiore di Loto, non penso alla perfezione.
Penso alla speranza.
Oggi scelgo la donna che sono diventata
Se c'è una cosa che il mio passato mi ha insegnato è che la vita può cambiare da un momento all'altro.
Può toglierti certezze.
Può metterti davanti a prove che non avresti mai scelto.
Può farti sentire fragile.
Ma può anche farti scoprire una forza che non sapevi di avere.
Oggi non scelgo di ricordare soltanto la donna che ha sofferto.
Scelgo di guardare la donna che, nonostante tutto, è ancora qui.
Quella che continua a credere nell'amore.
Quella che continua a credere nelle persone.
Quella che ogni mattina si alza con il desiderio di costruire una vita migliore per sé, per Ginevra e per la sua mamma.
Non perché tutto sia semplice.
Ma perché ho capito che la felicità non è l'assenza del dolore.
È la capacità di continuare ad amare la vita anche quando il dolore ha provato a spegnerci.
Il passato mi ha insegnato. Il futuro lo scelgo io.
Ci saranno sempre ricordi che faranno male.
Ci saranno sempre giorni in cui qualche cicatrice tornerà a farsi sentire.
Non credo che esista una vita senza ferite.
Credo, però, che esista una vita in cui le ferite smettono di essere le protagoniste.
Per tanto tempo ho pensato che il passato fosse un peso da trascinare.
Oggi lo vedo come una radice.
Le radici non servono per tenerci fermi.
Servono per permetterci di crescere.
Ed è questo il significato che oggi voglio dare a tutto ciò che ho vissuto.
Non un'ancora che mi trattiene.
Ma una radice che mi sostiene.
Perché tutto quello che è successo continuerà a fare parte della mia storia.
Ma non sarà mai più la penna con cui scriverò il mio futuro.
Quella penna, da oggi, voglio tenerla tra le mie mani.
E se oggi dovessi lasciare un solo messaggio...
Se c'è una cosa che vorrei arrivasse a chi sta leggendo queste parole è questa.
Non aspettare di sentirti completamente guarita per ricominciare a vivere.
Non aspettare che tutte le ferite si chiudano.
Non aspettare il momento perfetto.
La vita non ricomincia quando il dolore scompare.
Ricomincia quando scegli di non permettergli più di guidare ogni tua decisione.
Io non sono diventata la donna che sono perché la mia vita è stata facile.
Sono diventata questa donna perché, ogni volta che la vita mi ha fatta cadere, ho scelto di rialzarmi ancora una volta.
A volte con coraggio.
A volte con paura.
A volte persino piangendo.
Ma sempre andando avanti.
Perché lasciare andare non significa perdere una parte di noi.
Significa fare spazio alla persona che stiamo diventando.
E forse è proprio questa la forma più autentica di crescita.
E tu?
C'è qualcosa del tuo passato che senti di portare ancora sulle spalle?
Forse oggi non puoi cambiarlo.
Ma puoi scegliere il significato che avrà nella tua vita da questo momento in poi.
Perché il passato racconta da dove veniamo.
Le nostre scelte raccontano chi stiamo diventando.
Continua il percorso
Per approfondire il significato del lasciare andare, leggi Lasciare andare… la libertà di alleggerire il cuore.
Per trasformare ciò che hai vissuto in una nuova possibilità, continua con Oltre il cambiamento: trasformare le sfide in opportunità.
Con affetto,
Vanessa Galperti 💛
