Il piacere di leggere 10 pagine ogni mattina

Libro aperto accanto a una tazzina di caffè, simbolo della lettura mattutina

Dieci pagine ogni mattina possono diventare uno spazio di presenza, crescita e cura per te stessa

Se a diciotto anni qualcuno mi avesse detto che un giorno non sarei riuscita a iniziare una mattina senza leggere qualche pagina di un libro, probabilmente gli avrei sorriso.

E gli avrei risposto che aveva sbagliato persona.

Perché leggere non mi piaceva.

Non era una di quelle abitudini che sentivo mie.

Leggevo solo quando era necessario.

L'unico libro che ricordo di aver amato davvero in quegli anni fu Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello.

Mi colpì profondamente.

Mi fece riflettere su quanto possiamo essere persone diverse agli occhi degli altri e su quanto, spesso, passiamo una vita intera cercando di capire chi siamo davvero.

Poi, però, i libri uscirono di nuovo dalla mia quotidianità.

Pensavo semplicemente di non essere una persona che amava leggere.

Per anni me lo sono ripetuta.

Ed è incredibile quanto le etichette che ci mettiamo addosso riescano a diventare delle gabbie.

Quando i libri sono tornati nella mia vita

Con la nascita di Ginevra i libri fecero di nuovo capolino nelle mie giornate.

Ma non erano per me.

Erano per lei.

Le leggevo favole prima di dormire.

Piccole storie.

Racconti semplici.

Mi piaceva osservare il suo sguardo mentre immaginava mondi che io le raccontavo con la voce.

In quel periodo non avrei mai immaginato che, qualche anno dopo, sarebbero stati proprio i libri ad accompagnare anche la mia rinascita.

Continuavo, però, a ripetermi una frase.

"Io non sono una persona che legge."

Oggi mi rendo conto che le parole che usiamo per definirci possono diventare il limite più grande che ci imponiamo.

Perché quando ti convinci di essere fatta in un certo modo, smetti perfino di concederti la possibilità di cambiare.

Un libro letto sugli scogli

La svolta arrivò quasi senza che me ne accorgessi.

Era estate.

Mi trovavo a Imperia.

Ginny giocava felice nel mare mentre io ero seduta sugli scogli con un libro tra le mani.

Quel libro era Il segreto più strano.

Non ricordo quante pagine lessi quel giorno.

Ricordo, però, la sensazione.

Per la prima volta non stavo leggendo perché dovevo farlo.

Stavo leggendo perché ne avevo voglia.

Perché quelle pagine mi stavano facendo compagnia.

Mentre ascoltavo il rumore delle onde iniziai a farmi domande che fino a quel momento avevo sempre evitato.

Domande sulla mia vita.

Sul lavoro.

Sui miei sogni.

Su chi fossi davvero.

E sulla donna che desideravo diventare.

Quel pomeriggio non cambiò la mia vita.

Ma cambiò qualcosa dentro di me.

Mi fece capire che leggere non significava riempire il tempo.

Significava aprire la mente.

Dieci pagine, un caffè e il mare davanti a me

Quando l'estate finì, quel libro tornò a casa con me.

Ma non cambiò il rituale.

Ogni mattina preparavo il caffè.

Prendevo la mia tazza.

Aprivo il libro.

E mi sedevo sul terrazzo di casa.

Davanti a me c'era il mare di Imperia.

Per molti quella vista sarebbe stata semplicemente un panorama meraviglioso.

Per me, con il tempo, è diventata molto di più.

È stata il luogo in cui ho iniziato a fare pace con me stessa.

Il luogo in cui ho ricominciato a farmi domande.

Il luogo in cui, pagina dopo pagina, ho iniziato a cambiare il mio modo di guardare la vita.

È curioso pensarci oggi.

Perché Imperia è stata anche il luogo del mio buio più profondo.

Lì ho conosciuto la depressione.

Lì ho vissuto giorni in cui non riuscivo più a riconoscermi.

Eppure è proprio lì che sono nate anche le mie rinascite più grandi.

Le scoperte più importanti.

Le domande che hanno cambiato il mio cammino.

Per questo porto nel cuore una profonda gratitudine per quella città.

Perché mi ha fatto conoscere il dolore.

Ma mi ha anche insegnato che, perfino nel luogo in cui pensi di esserti persa, può nascere la versione più autentica di te.

Così nacque uno dei rituali più preziosi della mia vita.

Una tazza di caffè.

Il rumore del mare.

Dieci pagine di un libro.

E qualche minuto dedicato soltanto a me.

Non era semplicemente il modo in cui iniziavo la giornata.

Era il modo in cui, ogni mattina, sceglievo di tornare da me stessa.

Le dieci pagine che hanno cambiato il mio modo di vivere

All'inizio erano due o tre pagine.

Mi sembravano sufficienti.

Non volevo impormi grandi obiettivi.

Volevo solo creare un'abitudine che riuscissi a mantenere.

Poi quelle pagine diventarono cinque.

Poi dieci.

E senza rendermene conto iniziai ad aspettare con piacere quel momento della giornata.

Non leggevo più per finire un libro.

Leggevo perché stavo bene.

Perché ogni pagina lasciava dentro di me qualcosa.

A volte era una domanda.

A volte una frase.

A volte un modo completamente diverso di guardare una situazione che pensavo di conoscere.

Mi sono resa conto che non stavo leggendo soltanto dei libri.

Stavo allenando la mia mente ad aprirsi.

A mettersi in discussione.

A crescere.

Pagina dopo pagina.

La lezione più grande

Se oggi mi guardo indietro, sorrido pensando alla ragazza che diceva:

"I libri non fanno per me."

Se qualcuno le avesse raccontato che un giorno avrebbe iniziato ogni mattina con un libro aperto sul tavolo e una tazza di caffè accanto, probabilmente non ci avrebbe creduto.

E invece è successo.

E questa, forse, è la lezione più grande che la lettura mi abbia regalato.

Non siamo obbligati a rimanere le persone che eravamo ieri.

Possiamo cambiare idea.

Possiamo cambiare abitudini.

Possiamo scoprire passioni che non avremmo mai immaginato.

Quelle dieci pagine non hanno cambiato soltanto il modo in cui iniziavo la giornata.

Hanno cambiato il modo in cui iniziavo a guardare me stessa.

Mi hanno insegnato che dedicare qualche minuto ogni giorno alla propria mente non è tempo perso.

È uno dei gesti d'amore più grandi che possiamo fare verso noi stessi.

Oggi quel rituale continua ad accompagnarmi.

Ci sono mattine in cui quelle dieci pagine mi fanno riflettere.

Altre in cui mi emozionano.

Altre ancora in cui mi mettono davanti a domande scomode.

Ma ogni volta, quando chiudo il libro e finisco il mio caffè, sento di aver fatto qualcosa di importante.

Non perché abbia letto dieci pagine.

Ma perché, ancora una volta, ho scelto di dedicare del tempo alla persona con cui vivrò per tutta la vita.

Me stessa.

Il mio invito per te

Non voglio convincerti a leggere dieci pagine ogni mattina.

Vorrei solo invitarti a trovare il tuo rituale.

Quello che ti fa rallentare.

Che ti fa respirare.

Che ti ricorda che, prima di affrontare il mondo, vale la pena dedicare qualche minuto a te stessa.

Per me è una tazza di caffè.

Un libro aperto.

E il ricordo di quel mare che, nello stesso luogo, mi ha insegnato cosa significa soffrire e cosa significa rinascere.

Perché a volte la vita ha uno strano modo di sorprenderci.

Il luogo in cui tocchiamo il fondo può diventare anche il luogo da cui impariamo a risalire.

E forse è proprio per questo che, ancora oggi, ogni volta che apro un libro, non sto semplicemente iniziando una lettura.

Sto continuando un viaggio.

Il viaggio più importante della mia vita.

Quello verso la persona che desidero diventare.

E tu? Hai un piccolo rituale che ti aiuta a iniziare la giornata nel modo giusto? Oppure c'è un libro che ha cambiato il tuo modo di vedere la vita?

Raccontamelo nei commenti. Mi piacerebbe conoscere la tua storia.

Vanessa Galperti 💛

Dieci pagine possono sembrare poche. Ma ogni piccola abitudine, ripetuta con costanza, può accompagnarti verso un cambiamento molto più grande.

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