I primi passi verso me stessa

Vanessa Galperti seduta sulla spiaggia con gli occhiali da sole e il mare sullo sfondo

Ritrovarmi non ha significato tornare quella di prima, ma imparare ad amare la donna che stavo diventando

Ci sono momenti nella vita in cui ti guardi allo specchio e ti rendi conto di non riconoscere più la persona che hai davanti.

Per tanto tempo ho pensato che ritrovare me stessa significasse cambiare tutto.

Cambiare città.

Cambiare lavoro.

Cambiare abitudini.

Pensavo che, se fossi riuscita a sistemare tutto quello che avevo intorno, anche quello che avevo dentro avrebbe finalmente trovato pace.

Mi sbagliavo.

Perché il problema non era quello che avevo intorno.

Il problema era che avevo smesso di ascoltare la persona più importante della mia vita.

Me stessa.

Non è successo da un giorno all'altro.

È accaduto lentamente.

Un pezzetto alla volta.

Prima metti davanti gli impegni.

Poi le responsabilità.

Poi le aspettative degli altri.

Poi le paure.

Finché un giorno ti accorgi che sai perfettamente cosa vogliono tutti… ma non sai più cosa desideri tu.

Io sono arrivata proprio lì.

Lo specchio non mentiva

C'era un periodo in cui guardarmi allo specchio era difficile.

Non vedevo soltanto qualche chilo in più.

Vedevo una donna stanca.

Una donna che cercava di sorridere, ma che dentro si sentiva svuotata.

La depressione non mi aveva cambiata soltanto dentro.

Aveva lasciato il segno anche fuori.

Ogni mattina cercavo qualcosa che mi facesse riconoscere la Vanessa di una volta.

E invece vedevo una persona che facevo fatica ad accettare.

Per molto tempo ho pensato che il problema fosse il mio corpo.

Oggi so che non era così.

Il mio corpo stava semplicemente raccontando una storia che io non volevo ancora ascoltare.

Era il corpo di una donna che aveva sofferto.

Che aveva lottato.

Che aveva cercato di restare in piedi quando tutto sembrava crollare.

Non era il mio nemico.

Era il testimone del mio percorso.

E il giorno in cui ho smesso di combattere contro il mio corpo, ho iniziato a fare pace anche con me stessa.

La telefonata che ha acceso una domanda

La telefonata di agosto aveva acceso qualcosa dentro di me.

Non aveva risolto i miei problemi.

Non aveva cancellato la depressione.

Non mi aveva fatto svegliare improvvisamente felice.

Aveva fatto una cosa molto più importante.

Mi aveva costretta a farmi una domanda.

"Vanessa… vuoi continuare a sopravvivere o vuoi ricominciare davvero a vivere?"

Sembrava una domanda semplice.

In realtà mi ha spaventata tantissimo.

Perché vivere davvero significa assumersi la responsabilità della propria vita.

Significa smettere di aspettare che qualcuno venga a salvarti.

Significa guardarsi allo specchio e dire:

"Adesso tocca a me."

E quella frase faceva paura.

Perché era molto più facile continuare a pensare che fosse colpa delle circostanze.

Che fosse colpa della depressione.

Che fosse colpa della vita.

Invece, da quel giorno, ho capito che non potevo scegliere tutto quello che mi era successo.

Ma potevo scegliere cosa fare da quel momento in avanti.

Ed è stato il primo vero passo verso me stessa.

Ho ricominciato ad ascoltarmi

Per anni avevo ascoltato tutti.

I consigli.

Le aspettative.

Le critiche.

Le paure.

Perfino i silenzi degli altri.

Ma avevo smesso di ascoltare Vanessa.

Ed è incredibile quanto tu possa allontanarti da te stessa senza rendertene conto.

Ho iniziato a fermarmi.

A farmi domande.

Non quelle che ti fanno sentire in colpa.

Quelle vere.

"Come stai davvero?"

"Di cosa hai bisogno?"

"Che cosa ti farebbe stare bene?"

All'inizio non sapevo rispondere.

Mi sembrava quasi egoista dedicare del tempo a me.

Poi ho capito che non era egoismo.

Era sopravvivenza.

Perché non puoi prenderti cura delle persone che ami se continui ad abbandonare te stessa.

Ed è stato proprio lì che qualcosa ha iniziato lentamente a cambiare.

Non fuori.

Dentro.

Quando ho ricominciato a scegliere me

C'è una cosa che ho capito con il tempo.

Non stavo rinascendo soltanto per me.

Stavo rinascendo anche per la persona più importante della mia vita.

Ginevra.

Quando diventi mamma, ogni tua scelta smette di riguardare soltanto te.

Ogni tua caduta lascia un segno anche nei suoi occhi.

Ogni tuo sorriso le insegna qualcosa.

Ogni tuo modo di affrontare la vita diventa un esempio, anche quando non te ne accorgi.

Per tanto tempo ho pensato che dovessi essere una mamma perfetta.

Che non dovessi mai farmi vedere fragile.

Che dovessi sorridere sempre.

Poi ho capito che stavo insegnando a mia figlia qualcosa di sbagliato.

La vita non è perfetta.

Le persone non sono perfette.

E non c'è nulla di sbagliato nel piangere.

Non c'è nulla di sbagliato nel dire:

"Oggi è una giornata difficile."

Quello che conta davvero è non smettere di rialzarsi.

Ed è questo che desidero lasciare a Ginevra.

Non l'immagine di una mamma invincibile.

Ma il ricordo di una mamma vera.

Una mamma che ha attraversato momenti difficili, ma che non ha mai smesso di amare.

Che non ha mai smesso di esserci.

Che ogni giorno ha continuato a costruire un futuro migliore per entrambe.

Ho smesso di cercare la Vanessa di prima

Per molto tempo rincorrevo un'idea.

Volevo tornare la Vanessa che ero prima.

Prima della sofferenza.

Prima delle delusioni.

Prima della depressione.

Poi, un giorno, ho capito una cosa che mi ha fatto quasi sorridere.

Quella Vanessa non esisteva più.

E forse non sarebbe mai dovuta tornare.

Perché tutte le esperienze che avevo vissuto mi avevano cambiata.

Non potevo tornare indietro.

Potevo soltanto andare avanti.

È stato in quel momento che ho smesso di cercare la donna che ero.

E ho iniziato ad amare la donna che stavo diventando.

Con tutte le sue cicatrici.

Con tutte le sue paure.

Con tutta la sua sensibilità.

Perché proprio quelle fragilità mi avevano insegnato a guardare gli altri con occhi diversi.

Mi avevano resa più empatica.

Più attenta.

Più vera.

La rinascita non è un giorno

Molte persone immaginano la rinascita come un momento preciso.

Un giorno ti svegli.

E tutto cambia.

Per me non è stato così.

La mia rinascita è stata fatta di centinaia di piccoli giorni.

Un giorno in cui sono riuscita ad alzarmi dal letto con un po' più di energia.

Un giorno in cui ho riso senza sentirmi in colpa.

Un giorno in cui ho guardato il mare e, per la prima volta dopo tanto tempo, non ho sentito soltanto tristezza.

Un giorno in cui ho iniziato a credere che forse ce l'avrei fatta davvero.

Nessuno di quei giorni, preso singolarmente, sembrava speciale.

Ma messi insieme hanno cambiato la mia vita.

Per questo oggi credo profondamente nei piccoli passi.

Perché sono loro che costruiscono le grandi trasformazioni.

Oggi conosco il mio valore

Se c'è un regalo che questo percorso mi ha fatto, è la consapevolezza.

Oggi conosco molto meglio la persona che sono.

So quali sono i miei valori.

So che cosa non voglio più accettare.

So quanto sia importante il rispetto.

So quanto sia preziosa la libertà.

E so anche che la mia sensibilità, quella che per anni ho considerato un difetto, è diventata una delle mie qualità più grandi.

Perché è proprio grazie a quella sensibilità che oggi riesco a comprendere il dolore degli altri.

A scrivere.

Ad ascoltare.

A creare connessioni vere.

Se non avessi attraversato tutto quello che ho vissuto, probabilmente oggi sarei una persona diversa.

Forse avrei sofferto meno.

Ma sono convinta che avrei amato anche meno.

I primi passi non finiscono mai

C'è una cosa che mi piace ricordare ogni volta che qualcuno mi dice:

"Sei riuscita a rinascere."

Io sorrido.

Perché la verità è che sto ancora camminando.

Continuo a fare passi verso me stessa ogni giorno.

Ci sono ancora paure da affrontare.

Ci sono ancora sogni da costruire.

Ci sono ancora giornate in cui inciampo.

Ma oggi non mi spaventano più.

Perché ho imparato che non devo arrivare da nessuna parte.

Devo semplicemente continuare a camminare.

Con i miei tempi.

Con la mia storia.

Con la mia verità.

Un invito a chi sta leggendo

Se oggi senti di esserti persa…

Se hai l'impressione di non riconoscerti più…

Se guardandoti allo specchio fai fatica a vedere la persona che eri…

Non avere fretta.

Non cercare di cambiare tutto in una notte.

Comincia da un passo.

Uno soltanto.

Ascoltati.

Concediti di essere fragile.

Perdonati.

Respira.

E ricorda una cosa che io stessa continuo a ripetermi.

Non devi tornare alla persona che eri.

Forse la vita non ti sta chiedendo di tornare indietro.

Forse ti sta dando l'opportunità di diventare una persona ancora più autentica.

Io oggi non cerco più la Vanessa di prima.

Scelgo, ogni giorno, di diventare la Vanessa che sono destinata a essere.

Ed è questo, per me, il significato più bello della rinascita.

💛 E tu?

C'è stato un momento in cui hai capito di esserti allontanata da te stessa?

Qual è il primo piccolo passo che puoi fare oggi per ricominciare a incontrarti?

A volte la rinascita non inizia con una rivoluzione.

Inizia con una domanda.

E con il coraggio di ascoltare la risposta.

Con affetto,

Vanessa Galperti 💛

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