Piccole vittorie, grandi cambiamenti: l'autunno che mi ha insegnato a rinascere…

Vanessa Galperti affacciata a un balcone mentre osserva la città di Imperia

A volte la rinascita non comincia con una grande vittoria, ma con piccoli segnali che ti ricordano che stai tornando a vivere

Ci sono stagioni che cambiano il colore degli alberi. E poi ci sono stagioni che cambiano il colore della nostra anima.

Ci sono autunni che arrivano senza fare rumore.

Le giornate iniziano lentamente ad accorciarsi.

L'aria diventa più fresca.

Il mare cambia colore.

La natura si prepara a lasciare andare ciò che non serve più.

Poi esistono autunni che fanno la stessa cosa anche dentro di noi.

Per me fu l'autunno vissuto a Imperia.

Quando oggi ripenso a quei mesi, non ricordo soltanto il mare, il sole ancora caldo o le passeggiate sul lungomare.

Ricordo soprattutto le persone.

Perché, se oggi sono la donna che sono diventata, è anche grazie a loro.

Le sue tre donne

Mio nonno Gianni viveva con noi.

C'eravamo noi quattro.

Lui.

Mia mamma.

Io.

E Ginevra.

Mi piace pensare che noi fossimo le sue tre donne.

Le donne della sua vita.

Quelle che avrebbe protetto con tutto se stesso.

E noi, senza quasi rendercene conto, cercavamo di fare la stessa cosa con lui.

La sua salute stava peggiorando.

Ogni giorno vedevamo quella malattia portargli via un pezzetto della forza che lo aveva sempre contraddistinto.

È difficile spiegare cosa significhi assistere, giorno dopo giorno, al cambiamento di una persona che hai sempre visto come un gigante.

Perché, quando sei piccola, i nonni ti sembrano immortali.

Pensi che ci saranno sempre.

Poi arriva il momento in cui capisci che anche loro sono fragili.

Ed è una delle lezioni più dure che la vita possa insegnarti.

L'uomo che non ha mai smesso di credere in me

Se oggi qualcuno mi chiedesse chi è stata la persona che ha creduto di più in me, non avrei alcun dubbio.

Risponderei subito.

Mio nonno Gianni.

Ci sono persone che ti sostengono quando tutto va bene.

Poi ci sono quelle che continuano a farlo anche quando il mondo sembra metterti contro.

Lui apparteneva alla seconda categoria.

Non ricordo una sola volta in cui mi abbia fatto sentire sbagliata.

Neppure quando prendevo decisioni che gli altri non comprendevano.

Neppure quando la strada era difficile.

Neppure quando la vita sembrava chiedermi più di quello che potevo dare.

Mi guardava.

Sorrideva.

E in quello sguardo c'era una fiducia immensa.

Una fiducia che spesso era molto più grande della mia.

Ci sono stati momenti molto delicati della mia vita.

Momenti in cui, come mamma, ho dovuto prendere decisioni difficili per amore e per protezione di Ginevra.

Decisioni che non tutti comprendevano.

Lui sì.

Non mi ha mai chiesto spiegazioni.

Perché conosceva il mio cuore.

Sapeva che ogni scelta nasceva dall'amore.

E sapere che una persona così importante credeva in me mi dava una forza incredibile.

Ancora oggi, quando mi capita di dubitare di me stessa, penso a lui.

E mi chiedo cosa mi direbbe.

La risposta è sempre la stessa.

"Vai avanti."

Perché lui non ha mai smesso di credere nella donna che sarei diventata.

Nemmeno quando io facevo fatica a vederla.

Due battaglie diverse

Quell'autunno stavamo combattendo due battaglie diverse.

Lui cercava di resistere alla malattia.

Io cercavo di uscire dalla depressione.

Guardandoci da fuori, probabilmente nessuno avrebbe immaginato quello che stavamo vivendo.

Eravamo una famiglia.

Facevamo colazione insieme.

Parlavamo.

Ridevamo quando ci riusciva.

Ma dentro ognuno di noi stava affrontando qualcosa di molto più grande.

Io vedevo mio nonno perdere lentamente le forze.

Lui vedeva me cercare di ritrovare le mie.

E oggi, ripensandoci, mi emoziona una cosa.

Mentre lui combatteva una battaglia che purtroppo non avrebbe potuto vincere, continuava comunque a trovare il modo di sostenere me.

Non smetteva mai di incoraggiarmi.

Di farmi sentire capace.

Di ricordarmi, anche senza usare tante parole, che dentro di me c'era molta più forza di quella che riuscivo a vedere.

Credo che questo sia uno dei regali più grandi che una persona possa fare.

Lasciare fiducia nel cuore di chi ama.

E mio nonno lo ha fatto per tutta la vita.

Le piccole vittorie che nessuno vede

In quei mesi successe una cosa che allora non riuscivo ancora a capire.

Mentre vedevo mio nonno perdere lentamente le forze, io, senza quasi accorgermene, stavo ritrovando le mie.

Non fu una rinascita improvvisa.

Non esiste un giorno in cui ti svegli e tutto torna a posto.

La rinascita è molto più silenziosa.

Arriva in punta di piedi.

Si nasconde dentro gesti così piccoli che, mentre li vivi, non ti rendi nemmeno conto di quanto siano importanti.

Per me significava riuscire ad alzarmi dal letto anche quando la depressione mi diceva di restare sotto le coperte.

Preparare la colazione a Ginevra.

Bere il mio caffè guardando il mare.

Fare una passeggiata.

Respirare.

Sorridere, anche solo per pochi minuti.

A chi guarda da fuori possono sembrare cose normali.

Ma quando hai attraversato il buio, scopri che anche le azioni più semplici possono diventare conquiste enormi.

È lì che ho capito che la vita non cambia grazie ai grandi eventi.

Cambia grazie ai piccoli gesti che scegli di ripetere ogni giorno.

Il mare che mi ha vista cadere e rialzarmi

Ogni mattina uscivo sul terrazzo con la mia tazza di caffè.

Davanti a me c'era il mare.

Lo stesso mare che, qualche mese prima, aveva raccolto le mie lacrime.

Lo stesso mare davanti al quale avevo pensato di essermi persa.

Eppure, lentamente, quello stesso mare stava diventando il luogo in cui ricominciavo a ritrovare me stessa.

Restavo in silenzio.

Ascoltavo il rumore delle onde.

Guardavo l'orizzonte.

E, senza rendermene conto, quel silenzio iniziava a farmi meno paura.

È strano come alcuni luoghi riescano a custodire sia il nostro dolore che la nostra rinascita.

Per questo, quando oggi penso a Imperia, non penso soltanto al periodo più difficile della mia vita.

Penso anche al luogo in cui ho ricominciato a credere che una vita diversa fosse ancora possibile.

È lì che ho capito che la felicità non torna tutta insieme.

Torna un sorso di caffè alla volta.

Un'alba alla volta.

Un respiro alla volta.

Restituire almeno una parte dell'amore ricevuto

Sapere che mio nonno stava peggiorando mi faceva guardare ogni momento con occhi diversi.

Una colazione insieme.

Una chiacchierata.

Una risata.

Anche i silenzi avevano un valore immenso.

Sentivo il desiderio di esserci.

Di trascorrere tempo con lui.

Di restituirgli almeno una piccola parte dell'amore che aveva seminato dentro di me per tutta la vita.

Lui era sempre stato il mio punto fermo.

La persona che non aveva mai smesso di credere in me.

E adesso volevo che sentisse quanto noi credevamo in lui.

Forse non potevamo cambiare il corso della malattia.

Ma potevamo fare una cosa.

Amarlo.

Ogni giorno.

Con la stessa intensità con cui lui aveva amato noi.

Guardandomi indietro

Oggi, quando ripenso a quell'autunno, non vedo soltanto il dolore.

Vedo un uomo straordinario che, anche mentre la malattia gli toglieva energie, continuava a regalare forza alle persone che amava.

Vedo mia mamma, che cercava di tenere unita la nostra famiglia con un amore immenso.

Vedo Ginevra, che con la sua leggerezza riusciva a strappare sorrisi anche nei giorni più difficili.

E vedo me.

Una donna che stava lentamente imparando a credere di nuovo in sé stessa.

Per tanto tempo ho pensato che la resilienza fosse non cadere.

Oggi so che la resilienza è un'altra cosa.

È continuare ad amare anche quando si soffre.

È trovare la forza di sorridere a chi ami anche quando dentro hai il cuore pesante.

È scegliere di esserci.

Sempre.

Proprio come aveva fatto mio nonno per tutta la vita.

Il regalo più grande che mi ha lasciato

Ci sono persone che ci lasciano eredità materiali.

Altre ci lasciano qualcosa di molto più prezioso.

Un modo di vivere.

Un modo di amare.

Un modo di guardare il mondo.

Mio nonno Gianni mi ha lasciato la fiducia.

Quella fiducia incrollabile che ha sempre avuto in me.

Ancora oggi, quando affronto una nuova sfida, quando la paura cerca di convincermi che non sono abbastanza, penso a lui.

E mi sembra quasi di rivedere quel suo sguardo.

Uno sguardo che non aveva bisogno di tante parole.

Perché diceva tutto.

"Io credo in te."

Forse è proprio questo il regalo più bello che una persona possa lasciare a chi ama.

La certezza che, anche quando non sarà più accanto a noi, continuerà a vivere nel coraggio con cui affronteremo la vita.

E ogni volta che trovo la forza di fare un passo in avanti, so che dentro quel passo c'è anche un pezzo di lui.

E tu?

C'è una persona che, con il suo amore e la sua fiducia, ti ha aiutato a diventare la persona che sei oggi?

Se ti va, raccontamelo nei commenti.

Perché, a volte, le persone che ci hanno insegnato di più continuano a camminare accanto a noi, anche quando non possiamo più prenderle per mano.

Continua il percorso

Per entrare nel momento più buio vissuto a Imperia, leggi Tra mare e silenzio: il buio di Imperia.

Per continuare nel percorso di ricostruzione, leggi Passo dopo passo.

Vanessa Galperti 💛

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