Una rinuncia temporanea non deve diventare una condanna

Vanessa Galperti seduta su un balcone al tramonto, in un momento di riflessione tra luce autunnale e nuove possibilità.

Per molto tempo ho sentito “non adesso” come una sconfitta.

Ci sono periodi in cui non possiamo fare tutto ciò che vorremmo, ma una difficoltà del presente non ha il diritto di decidere per sempre quale futuro possiamo ancora costruire

Ci sono frasi che sembrano piccole e invece possono cambiare il modo in cui guardiamo la nostra vita.

Una di queste, per me, è: non adesso.

Se non potevo fare una cosa subito, mi sembrava di aver perso il momento.

Se dovevo rimandare un progetto, pensavo che forse non sarei mai riuscita a realizzarlo.

Se una responsabilità prendeva spazio, avevo paura che quello spazio non sarebbe tornato.

Ma la vita non è una porta che si apre una volta sola.

Ci sono stagioni.

Ci sono tempi pieni.

Ci sono momenti in cui la scelta più responsabile è aspettare.

Il problema non è l’attesa.

Il problema è quando iniziamo a credere che ciò che oggi è impossibile lo sarà per sempre.

Il presente è reale, ma non è tutto il futuro

Quando siamo dentro una difficoltà, è facile pensare che durerà per sempre.

Una situazione economica.

Un periodo di lavoro intenso.

Una responsabilità familiare.

Una fase in cui le energie sono poche.

Il presente occupa tutto il campo visivo.

E ciò che non possiamo fare sembra cancellato.

Ma una situazione può essere vera senza essere definitiva.

Oggi posso avere un limite.

Domani posso avere una condizione diversa.

Non è ottimismo vuoto.

È riconoscere che la vita cambia.

Rinunciare oggi può essere un atto di protezione

Non tutte le rinunce sono perdita.

A volte dire “non adesso” protegge qualcosa.

Protegge il denaro che non puoi permetterti di rischiare.

Protegge il tempo che in questo momento serve altrove.

Protegge una relazione.

Protegge la tua energia.

Protegge un progetto stesso, perché iniziarlo senza basi potrebbe bruciarlo.

Una rinuncia può essere una scelta intelligente quando sai che cosa stai proteggendo.

Il rischio è abituarsi alla rinuncia

La parte pericolosa arriva dopo.

Quando una rinuncia ripetuta diventa normalità.

Quando non la senti più come una scelta temporanea, ma come il tuo posto naturale.

Quando inizi a dire: tanto per me è sempre così.

Quando smetti di chiederti se le condizioni sono cambiate.

Una rinuncia nata da una necessità può diventare una gabbia se continui a viverla anche quando quella necessità non esiste più.

Per questo bisogna tornare a guardare.

Ogni rinuncia dovrebbe avere una domanda di ritorno

Se oggi rinuncio a qualcosa, voglio chiedermi: quando la riguarderò?

Non serve una data perfetta.

Serve un appuntamento con me stessa.

Tra un mese.

Tra tre mesi.

Quando finisce un impegno.

Quando avrò messo da parte una certa cifra.

Quando avrò acquisito una competenza.

Il punto è evitare che il desiderio sparisca sotto la polvere della vita quotidiana.

Non devi tenere in vita tutti i desideri

Rivedere una rinuncia non significa obbligarti a riprendere tutto.

Magari guarderai un progetto dopo sei mesi e capirai che non lo vuoi più.

Va bene.

La libertà è anche poter cambiare idea.

Ma c’è una differenza tra lasciare andare consapevolmente e dimenticare te stessa.

Nel primo caso scegli.

Nel secondo scompari lentamente dalla decisione.

Una condanna comincia quando una situazione diventa identità

“Non posso permettermelo” può essere vero oggi.

Ma se diventa “io sono una persona che non potrà mai permetterselo”, hai trasformato una situazione in un’identità.

“Non ho tempo” può essere vero questa settimana.

Ma se diventa “io non avrò mai tempo per me”, hai chiuso una porta senza verificarla.

Le parole contano.

Non perché basti pensare positivo.

Ma perché il modo in cui descrivi un limite decide se continuerai a cercare una strada.

Costruire condizioni è diverso dall’aspettare passivamente

Se una cosa conta ancora, puoi iniziare a costruire le condizioni per renderla possibile.

Questo è il passaggio che trasforma la rinuncia in progetto.

Non posso studiare adesso? Posso informarmi.

Non posso cambiare lavoro oggi? Posso acquisire una competenza.

Non posso permettermi una spesa? Posso capire quanto mi serve e creare un piano.

Non posso partire? Posso preparare il terreno.

La possibilità spesso nasce prima dell’azione visibile.

Nasce nella preparazione.

Non confrontare il tuo tempo con quello degli altri

Una delle cose che rende più pesanti le rinunce è guardare chi, apparentemente, non deve farle.

Vedi qualcuno che parte.

Che cambia.

Che compra.

Che ricomincia.

Che riesce a fare ciò che tu stai rimandando.

E ti senti indietro.

Ma tu non conosci tutta la sua struttura.

Non conosci le sue responsabilità.

Le sue risorse.

I suoi aiuti.

Le sue paure.

Il confronto prende due vite diverse e pretende che abbiano lo stesso calendario.

Non è giusto.

Una rinuncia non cancella la tua ambizione

Puoi essere ambiziosa e prudente.

Puoi desiderare molto e scegliere di aspettare.

Puoi avere un progetto grande e costruirlo lentamente.

Non devi dimostrare coraggio rischiando tutto.

A volte il coraggio è proprio non farsi trascinare dalla fretta.

È accettare un passo più lento senza smettere di camminare.

Anche il tempo può diventare una risorsa

Aspettare non è sempre perdere tempo.

Durante una pausa puoi capire meglio ciò che vuoi.

Puoi vedere errori che avresti fatto partendo troppo presto.

Puoi costruire competenze.

Puoi rafforzare una base economica.

Puoi creare relazioni.

Puoi cambiare idea.

Il tempo non lavora automaticamente a tuo favore.

Ma puoi decidere come usarlo.

Una nuova possibilità spesso nasce da ciò che hai costruito mentre aspettavi

Quando finalmente una porta si apre, spesso sembra che tutto sia accaduto all’improvviso.

Ma dietro ci sono mesi o anni di preparazione invisibile.

Conoscenze.

Tentativi.

Piccoli risparmi.

Esperienze.

Persone incontrate.

Scelte che sembravano minime.

È questo che voglio ricordarmi quando sento di essere ferma.

Non tutto ciò che non si vede è immobilità.

Non trasformare la pazienza in una scusa

C’è però anche il rischio opposto.

Possiamo usare “non è il momento” per non affrontare mai la paura.

Per questo serve sincerità.

Sto aspettando perché devo davvero costruire qualcosa?

Oppure sto aspettando perché così non rischio?

Quale condizione precisa dovrebbe cambiare?

Sto facendo qualcosa per cambiarla?

Se non sai rispondere, forse non è più pazienza.

È evitamento.

La libertà di scegliere si costruisce anche nei periodi in cui sembra di non poter scegliere

Questa è la parte che amo di più.

Anche quando hai poche possibilità, puoi iniziare a crearne.

Puoi imparare.

Puoi fare ordine.

Puoi mettere un confine.

Puoi chiedere aiuto.

Puoi risparmiare una piccola cifra.

Puoi informarti.

Puoi proteggere un desiderio.

Sono gesti che non cambiano tutto oggi.

Ma impediscono al presente di diventare una condanna.

Non adesso non significa mai più

Oggi questa frase per me è libertà.

Non adesso.

Non posso fare tutto insieme.

Non posso avere tutte le condizioni perfette.

Non posso cancellare le responsabilità.

Ma posso rifiutarmi di considerare definitivo ciò che è temporaneo.

Posso accettare una rinuncia senza trasformarla nella mia identità.

Posso mettere qualcosa in attesa senza dimenticarmi di tornare a guardarla.

Posso costruire nel silenzio le condizioni di una scelta futura.

Perché una rinuncia temporanea può essere parte della vita.

La condanna comincia soltanto quando smettiamo di credere di poter scegliere ancora.

Con amore e fiducia, Vanessa Galperti 💛

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Tornare a fidarti delle tue decisioni dopo anni passati a dubitare di te