Sperare non basta: la vita cambia quando inizi ad agire

La speranza può indicarti una direzione, ma è l’azione che trasforma un desiderio in una possibilità concreta

Ci sono giorni in cui apro i social e leggo frasi che parlano di karma, portali energetici, numeri, manifestazione e desideri da scrivere su un foglio.

E sia chiaro: io credo nella speranza.

Credo nella visualizzazione. Credo nella vision board. Credo nella fede e nella capacità di immaginare una vita diversa prima ancora di riuscire a costruirla.

Ma c’è una cosa nella quale credo ancora di più.

Nell’azione.

Perché puoi desiderare qualcosa con tutta te stessa. Puoi scriverlo otto volte su un foglio. Puoi visualizzarlo ogni mattina. Puoi pregare, sperare, immaginare.

Ma se poi rimani ferma ad aspettare che quella vita venga a prenderti, tra un anno potresti essere ancora nello stesso punto a chiederti: "Perché non è cambiato niente?"

Forse perché il desiderio, da solo, non può fare il lavoro al posto tuo.

La speranza non è il problema

Non voglio demonizzare la speranza.

Anzi.

Ci sono momenti nella vita in cui la speranza è fondamentale. È quella piccola luce che ti permette di continuare quando intorno sembra essere diventato tutto buio.

Anche la fede può essere una forza enorme.

E visualizzare quello che desideriamo può aiutarci a capire dove vogliamo andare.

La vision board può ricordarmi la direzione.

La speranza può darmi forza.

La fede può accompagnarmi.

Ma le gambe devo mettercele io.

Ed è qui che, secondo me, nasce il grande equivoco: a volte confondiamo il desiderare qualcosa con il fare qualcosa per ottenerla.

Non sono la stessa cosa.

Perché allora continuiamo soltanto a sperare?

Questa è la domanda che mi sono fatta.

Perché una persona desidera disperatamente qualcosa e poi rimane ferma?

Forse perché sperare è più sicuro.

Finché dico "un giorno cambierò lavoro", "un giorno scriverò quel libro", "un giorno inizierò quel progetto", il mio sogno rimane perfetto.

Nessuno può bocciarlo.

Nessuno può dirmi di no.

Non posso fallire.

Ma nel momento in cui faccio il primo passo, tutto cambia.

La realtà può rispondermi.

E potrebbe rispondermi anche con un no.

Posso sbagliare. Posso cadere. Posso scoprire che la strada che avevo immaginato non era quella giusta.

Ed è probabilmente per questo che a volte è più facile continuare a sperare: agire richiede coraggio.

E se avessimo paura proprio che il desiderio si realizzi?

C’è anche un’altra paura, più sottile.

A volte non temiamo soltanto di fallire. Temiamo che quello che desideriamo possa davvero accadere.

Perché se accade, qualcosa dovrà cambiare.

Potremmo dover lasciare una vecchia abitudine, assumerci nuove responsabilità, esporci, prendere decisioni che abbiamo rimandato per anni.

Finché il sogno rimane lontano, possiamo idealizzarlo. Quando diventa possibile, ci chiede di diventare protagonisti.

Ma se desidero davvero una vita diversa, non posso chiedere al cambiamento di arrivare senza cambiare niente.

Posso avere paura. Posso non sentirmi pronta. Posso non sapere come andrà.

E posso comunque fare il primo passo.

Fallire non è il problema

C’è una frase che mio padre mi ha sempre ripetuto e che negli anni ho capito sempre di più: l’importante è fare.

Puoi anche fallire.

Non è quello il problema.

Il problema sarebbe rimanere sul divano senza averci neanche provato.

Perché se fai qualcosa e sbagli, almeno puoi correggerti.

Puoi cambiare strada.

Puoi imparare.

Puoi ricominciare.

Se non fai niente, invece, non dai neppure alla tua vita la possibilità di diventare diversa.

L’azione non garantisce il risultato.

Ed è importante dirlo.

Non esiste la formula: "Faccio questo e sicuramente otterrò quello."

La vita non funziona così.

Ma esiste un’altra verità: se non cominci, alcune cose non avranno nemmeno la possibilità di accadere.

È un po’ come sperare di vincere con un gratta e vinci senza comprarne neanche uno.

Comprare il biglietto non significa vincere.

Ma non comprarlo significa avere zero possibilità.

Io l’ho fatto

Nella mia vita ci sono state scelte che ho fatto pensando che mi avrebbero portata verso qualcosa di migliore.

Sono partita.

Ho cambiato.

Ho provato.

E qualche volta sono crollata.

Imperia, per esempio, per me rappresenta anche questo.

Ho provato a costruire qualcosa di diverso per me e per mia figlia. Le cose non sono andate come speravo e ho attraversato conseguenze molto dolorose.

Sono caduta.

Mi sono rialzata.

Poi sono caduta ancora.

E mi sono rialzata di nuovo.

Ma c’è una cosa che non rimpiango: aver provato.

Perché oggi posso guardare quella Vanessa e sapere che non è rimasta ferma per tutta la vita a domandarsi: "E se ci avessi provato?"

Ci ha provato.

Una scelta può non funzionare. Una strada può rivelarsi sbagliata. Un progetto può fallire.

E allora?

La vita non finisce quando una scelta non produce il risultato che speravamo.

Si aggiusta la rotta.

Un centimetro alla volta

Oggi non credo più che il cambiamento debba arrivare tutto insieme.

Non ho bisogno di svegliarmi domani mattina e trovare improvvisamente la mia vita completamente trasformata.

Mi basta sapere che posso fare un centimetro.

Oggi un centimetro.

Domani un altro.

Una telefonata.

Una pagina scritta.

Una decisione.

Un no.

Un’ora dedicata a qualcosa che conta.

Un piccolo passo verso ciò che desidero.

Presi singolarmente sembrano quasi insignificanti. Ma cento centimetri fanno un metro.

E centinaia di piccoli passi, un giorno dopo l’altro, possono portarti molto più lontano di quanto immagini.

Speranza passiva o speranza attiva?

Per me la differenza è tutta qui.

La speranza passiva dice: "Spero che qualcosa cambi."

La speranza attiva dice: "Spero che cambi. E oggi faccio qualcosa perché abbia una possibilità di cambiare."

La prima aspetta.

La seconda costruisce.

Ed è questa la speranza nella quale voglio credere.

Quindi sì, continua a sperare

Continua a sognare.

Continua a visualizzare.

Fai la tua vision board.

Scrivi quello che desideri.

Credici.

Prega, se è qualcosa che senti.

Affidati anche alla vita quando ne hai bisogno.

Ma poi alzati.

E fai qualcosa.

Perché la speranza può indicarti dove vuoi andare.

La fede può aiutarti nei giorni in cui hai paura.

La visualizzazione può ricordarti la vita che desideri.

Ma nessuna di queste cose può fare il primo passo al posto tuo.

Sperare mi dà forza. Credere mi dà una direzione. Ma è agire che cambia la mia vita.

E magari domani sbaglierò ancora.

Magari cadrò.

Magari dovrò ricominciare da capo.

Va bene.

Preferisco cadere mentre sto camminando verso qualcosa che desidero, piuttosto che rimanere seduta per tutta la vita aspettando che qualcosa venga a cercarmi.

Perché la vita che voglio non devo soltanto desiderarla.

Devo iniziare a costruirla. Un centimetro alla volta.

Vanessa Galperti

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