🎯Dal peso alla scelta: quando il buongiorno diventa un atto d’amore verso se stesse

Prima di diventare parole per te, sono state parole necessarie a me

Ci sono stati giorni in cui scrivere “buongiorno” non significava essere felice.

Non significava svegliarmi piena di energia, guardare il cielo e sentirmi pronta ad affrontare il mondo.

Significava essere ancora lì.

Aprire gli occhi.

Sentire il peso di tutto quello che avevo dentro.

E cercare una frase che mi aiutasse a mettere i piedi a terra.

Le parole che oggi condivido con te non sono nate perché avevo trovato tutte le risposte.

Sono nate quando avevo ancora tantissime domande.

Quando non sapevo bene dove stessi andando.

Quando cercavo un appiglio dentro giornate in cui anche le cose più semplici sembravano richiedere una forza che non sentivo più di avere.

Prima di diventare motivazione per qualcuno, quelle parole sono state il mio modo per non perdermi.

Quando anche il buongiorno pesava

Ci sono stanchezze che non passano dormendo.

Non le risolvi andando a letto prima.

Non basta fermarti un giorno o concederti qualche ora di riposo.

Sono stanchezze che arrivano da più lontano.

Nascono dalle parole che hai trattenuto.

Dalle paure che hai nascosto.

Da tutte le volte in cui hai risposto “sto bene” perché spiegare come stavi davvero sarebbe stato troppo difficile.

Io quella stanchezza l’ho conosciuta. Ci sono state mattine in cui anche il buongiorno pesava e alzarmi sembrava già una prova da superare.

Continuavo a fare quello che dovevo fare. Andavo avanti, rispondevo, mi occupavo delle persone che amavo e cercavo di non far vedere quanto fossi fragile.

Da fuori poteva sembrare forza.

Dentro, invece, sentivo che qualcosa si stava spegnendo.

Il momento più difficile era spesso proprio il risveglio.

La giornata non era ancora cominciata, ma nella mia testa era già piena di pensieri, responsabilità e paure. Aprivo gli occhi e, ancora prima di alzarmi, sentivo il peso di tutto ciò che avrei dovuto affrontare.

In quelle mattine il buongiorno non era un saluto leggero.

Era quasi una domanda:

“Vanessa, come farai ad attraversare anche questa giornata?”

Non avevo sempre una risposta.

Ma, a un certo punto, ho cominciato a cercarla nelle parole.

All’inizio scrivevo soltanto per me

Non ricordo un momento preciso in cui tutto è cambiato.

Non c’è stata una mattina perfetta in cui mi sono svegliata improvvisamente diversa.

È accaduto lentamente.

Ho iniziato a scrivere una frase.

Poche parole.

Non una citazione scelta per sembrare forte. Non una frase positiva per convincermi che andasse tutto bene.

Una frase vera.

Qualcosa che avessi bisogno di sentire proprio in quel momento.

A volte era un invito a non mollare.

Altre volte era il permesso di rallentare.

Altre ancora era un modo per ricordarmi che non dovevo risolvere tutta la mia vita in un solo giorno.

Quelle frasi non cancellavano la fatica.

Non eliminavano la paura.

Non risolvevano i problemi che mi aspettavano fuori da quella stanza.

Ma facevano una cosa importante: interrompevano, anche solo per un momento, tutte le parole dure che continuavo a ripetermi dentro.

Mi aiutavano a parlarmi in modo diverso.

A non iniziare la giornata accusandomi di essere debole, sbagliata o non abbastanza.

A ricordarmi che, sotto tutta quella stanchezza, c’ero ancora io.

Non scrivevo per motivare gli altri

Oggi siamo circondati da frasi motivazionali.

Parole che ci invitano a essere forti, sorridere, pensare positivo e non arrenderci mai.

Ma quando stai davvero male, certe frasi possono sembrarti lontane.

A volte possono farti sentire ancora più inadeguata.

Perché tu vorresti essere forte, ma non ci riesci.

Vorresti vedere il lato positivo, ma in quel momento senti soltanto il buio.

Vorresti rialzarti, ma nessuno ti ha spiegato come si fa quando non riconosci più nemmeno te stessa.

Io non volevo scrivere parole che facessero finta che il dolore non esistesse.

Avevo bisogno di parole capaci di restare accanto a me anche nel dolore.

Parole che non mi ordinassero di stare bene.

Parole che mi dicessero:

“Puoi essere stanca e continuare ad avere valore.”

“Puoi avere paura e scegliere comunque un piccolo passo.”

“Puoi non sapere ancora come ricominciare, ma questo non significa che per te sia finita.”

All’inizio non pensavo che quelle frasi sarebbero diventate qualcosa da condividere.

Le scrivevo perché ne avevo bisogno io.

Erano il mio appiglio.

Il mio modo per restare in contatto con una parte di me che, nonostante tutto, non aveva ancora smesso di sperare.

Le parole hanno cominciato a cambiare insieme a me

Con il tempo è successo qualcosa.

Le mie frasi sono cambiate perché stavo cambiando anch’io.

All’inizio servivano soprattutto a tenermi in piedi.

Poi hanno iniziato ad accompagnarmi nelle scelte.

Non parlavano più soltanto di resistere.

Cominciavano a parlare di ascolto.

Di consapevolezza.

Del diritto di scegliere una vita più adatta a me.

Ho iniziato a capire che non potevo controllare tutto ciò che mi sarebbe accaduto, ma potevo imparare a riconoscere quello che sentivo.

È così che ho cominciato a vivere il buongiorno in modo più consapevole: non come una routine perfetta, ma come uno spazio in cui tornare ad ascoltarmi.

Potevo fermarmi.

Ascoltarmi.

Diventare consapevole.

Scegliere.

E poi agire.

Non sempre con coraggio.

Non sempre senza paura.

Ma finalmente senza abbandonare me stessa.

Le parole non hanno compiuto una magia.

Non mi hanno salvata da sole.

Mi hanno però aiutata a dare un nome a ciò che vivevo e a vedere quei piccoli cambiamenti che, mentre accadono, sembrano quasi invisibili.

Una frase non ha trasformato la mia vita in una mattina.

Ma una frase, ripetuta e vissuta giorno dopo giorno, mi ha aiutata a cambiare il modo in cui parlavo a me stessa.

E quando cambia quella voce, lentamente iniziano a cambiare anche le scelte.

Dalle parole scritte per me alle parole condivise con te

A un certo punto ho sentito il desiderio di condividere quelle frasi.

Non perché pensassi di avere qualcosa da insegnare.

E nemmeno perché avessi raggiunto una vita perfetta.

Ho cominciato a condividerle perché ho pensato che, dall’altra parte dello schermo, potesse esserci una donna che si sentiva come mi ero sentita io.

Una donna capace di occuparsi di tutti, ma sempre pronta a dimenticare se stessa.

Una donna che continuava a sorridere mentre dentro cercava disperatamente un punto da cui ricominciare.

Una donna stanca di sentirsi dire soltanto di essere forte.

Forse quella donna sei tu.

Forse anche tu conosci le mattine in cui aprire gli occhi è già una fatica.

Forse continui a fare tutto quello che gli altri si aspettano da te, mentre nessuno si accorge di quanto ti costi.

Io non posso sapere esattamente che cosa stai attraversando.

Non posso prometterti che una frase risolverà quello che ti fa soffrire.

Ma posso dirti perché continuo a scrivere.

Scrivo perché conosco il valore di trovare, nel momento giusto, parole che non ti giudicano.

Parole che non ti chiedono di fingere.

Parole capaci di ricordarti che non sei soltanto quello che ti è successo e che dentro di te esiste ancora una parte che può scegliere.

Io e tu dentro lo stesso buongiorno

Quando scrivo un buongiorno, oggi non sto parlando da una vita perfetta a una vita da sistemare.

Non sono arrivata in cima a indicarti la strada.

Sto camminando anch’io.

Ho ancora mattine difficili.

Ho ancora paura.

Ci sono giorni in cui la mente corre prima di me e giorni in cui devo ricordarmi tutto quello che ho imparato.

La differenza è che oggi me ne accorgo.

Oggi so fermarmi e chiedermi:

“Vanessa, che cosa hai bisogno di dirti questa mattina?”

Ed è la stessa domanda che vorrei lasciare a te.

Non: “Che cosa devo fare oggi?”

Non: “Che cosa si aspettano gli altri da me?”

Ma:

“Quali parole ho bisogno di sentire per non abbandonarmi ancora una volta?”

La tua frase non deve essere bella.

Non deve essere perfetta.

Non deve piacere a nessuno.

Deve essere tua.

Può essere:

“Oggi non devo dimostrare niente.”

Oppure:

“Posso fare un passo senza vedere ancora tutta la strada.”

O anche soltanto:

“Oggi scelgo di non dimenticarmi di me.”

Le mie frasi non sono nate dalla forza

Per molto tempo ho pensato che avrei potuto aiutare qualcuno soltanto quando fossi diventata completamente forte.

Oggi non lo credo più.

Le mie parole non sono nate dalla forza.

Sono nate dalla fragilità.

Dal bisogno di raccogliere i miei pezzi senza sapere ancora quale forma avrebbero avuto.

Sono nate in quella distanza dolorosa tra la donna che ero e la donna che sentivo di poter diventare.

Forse è proprio per questo che oggi riescono ad arrivare a chi sta attraversando un momento difficile.

Perché non dicono:

“Guarda quanto sono stata brava.”

Dicono:

“Anch’io mi sono sentita persa. Anch’io ho avuto bisogno di ricominciare. E se oggi riesci soltanto a scrivere una frase, può essere comunque il tuo primo passo.”

Il buongiorno che scelgo oggi

Oggi, quando scrivo “buongiorno”, so che quella parola porta con sé tutta la strada percorsa.

Dentro ci sono le mattine in cui volevo soltanto tornare a dormire.

Ci sono le lacrime che non mostravo.

Ci sono le volte in cui mi sono sentita sbagliata e quelle in cui ho creduto di non avere più niente da offrire.

Ma dentro ci sono anche le scelte.

I piccoli passi.

La voce che ho lentamente imparato ad ascoltare.

La donna che non è diventata perfetta, ma ha deciso di non abbandonarsi più.

Per questo il mio buongiorno non è una promessa di felicità.

È diventatoun momento di presenza e scelta, perché non posso decidere tutto quello che mi accadrà, ma posso scegliere le parole con cui restare accanto a me stessa.

È un atto di presenza.

È il modo in cui ricordo a me stessa che sono ancora qui.

E quando lo condivido con te, il suo significato diventa ancora più grande.

Perché una frase nata per tenermi in piedi può forse diventare, per qualche istante, una mano tesa anche verso di te.

Non ti dirà che sarà tutto facile.

Non cancellerà quello che stai vivendo.

Ma potrebbe ricordarti una cosa importante:

anche quando non puoi cambiare tutto, puoi cominciare a scegliere le parole con cui restare accanto a te stessa.

Io ho iniziato così.

Con una frase scritta in una mattina difficile.

Una frase che non sapevo ancora dove mi avrebbe portata.

Oggi so che mi stava riportando verso di me.

E se questa mattina senti di esserti persa, prova a scrivere le parole di cui hai bisogno.

Non quelle che gli altri si aspettano.

Non quelle che sembrano più belle.

Quelle vere.

Perché qualche volta la rinascita non comincia da una grande decisione.

Comincia dal modo in cui scegli di parlarti quando nessuno ti sente.

Con affetto,

Vanessa Galperti 💛

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