Sii orgogliosa di te. Sempre!!!

Ritratto di Vanessa Galperti con giacca nera e braccia incrociate su sfondo scuro.

Non soltanto quando vinci, ma soprattutto quando nessuno vede quanta forza ti è costato restare in piedi

Per molto tempo ho aspettato di avere un motivo abbastanza grande per essere orgogliosa di me.

Pensavo che sarebbe successo quando avessi raggiunto un risultato importante.

Quando fossi tornata quella di prima.

Quando avessi rimesso a posto ogni parte della mia vita.

Come se l’orgoglio fosse un premio da conquistare soltanto alla fine del percorso.

Poi mi sono guardata davvero.

Non con gli occhi severi con cui per anni ho contato i miei errori, ma con gli occhi che userei per guardare una donna a cui voglio bene.

E ho visto tutto quello che avevo attraversato.

Sono ancora qui

Io sono quella che ha imparato a non chiedere più il permesso per esistere.

Sono quella che ha attraversato tempeste con il cuore ferito e la sensazione di non avere più una direzione.

Sono caduta.

Ho avuto paura.

Ho vissuto giorni in cui anche alzarmi dal letto sembrava una battaglia che nessuno poteva vedere.

Non ho sempre reagito nel modo giusto. Non sono stata perfetta. Ho commesso errori, ho deluso persone che amavo e, soprattutto, ho deluso tante volte me stessa.

Ma sono ancora qui.

E oggi so che esserci non è poco.

È una conquista.

Essere orgogliosa non significa fingere che vada tutto bene

Ci sono ancora pezzi della mia vita che sto ricostruendo.

Ci sono giornate che mi mettono alla prova e momenti in cui il peso sembra tornare tutto insieme.

Essere orgogliosa di me non significa negare le difficoltà.

Significa smettere di usare ciò che non ho ancora risolto per cancellare tutta la strada che ho già percorso.

Posso essere stanca e orgogliosa.

Posso avere paura e riconoscere il mio coraggio.

Posso non avere ancora tutte le risposte e sapere comunque di meritare rispetto.

Questa è una delle libertà più grandi che ho conquistato: non dover aspettare di essere perfetta per riconoscere il mio valore.

Le battaglie che nessuno applaude

Ci insegnano a celebrare i traguardi visibili.

Un nuovo lavoro.

Un obiettivo raggiunto.

Un cambiamento che tutti possono vedere.

Ma alcune delle vittorie più importanti accadono nel silenzio.

Sono le volte in cui ti alzi anche se vorresti scomparire sotto le coperte.

Le volte in cui scegli di non rispondere con rabbia.

Le volte in cui chiedi aiuto, ricominci una terapia, riprendi in mano un progetto o trovi il coraggio di dire che non stai bene.

Nessuno ti consegna una medaglia per questi momenti.

Eppure sono proprio loro a ricostruirti.

Le persone che mi hanno ricordato chi ero

Se oggi riesco a riconoscere la mia forza, è anche grazie alle persone che mi sono rimaste accanto quando io non riuscivo più a vederla.

Il gruppo che ho incontrato nel lavoro non è stato soltanto un insieme di colleghi.

È diventato un luogo in cui mi sono sentita accolta, sostenuta e libera di imparare senza dover dimostrare continuamente qualcosa.

La loro presenza non ha fatto il percorso al posto mio.

Mi ha ricordato che non dovevo affrontarlo tutto da sola.

E questa differenza, in alcuni momenti, mi ha salvata.

La diversità che cercavo di nascondere

So cosa significa sentirsi fuori posto.

Diversa.

Incompresa.

Per anni ho cercato di adattarmi per essere accettata. Pensavo che avrei avuto più valore se fossi riuscita a diventare quella che gli altri si aspettavano.

Oggi non voglio più farlo.

La mia sensibilità, la mia intensità, il modo in cui vivo le relazioni e perfino le cicatrici che porto non sono difetti da nascondere.

Sono parti della donna che sono diventata.

Essere me stessa non è sempre la scelta più comoda.

Ma è l’unica che mi fa sentire davvero libera.

L’orgoglio non deve diventare una nuova pretesa

Anche una frase bella può trasformarsi in pressione se la usiamo contro di noi.

“Dovrei essere orgogliosa” non significa che dobbiamo sentirci forti ogni giorno. Ci sono momenti in cui siamo deluse, confuse o arrabbiate con noi stesse. Riconoscere il nostro percorso non ci obbliga a ignorare ciò che vogliamo ancora cambiare.

Posso essere orgogliosa di essere rimasta in piedi e, nello stesso tempo, ammettere che alcune mie decisioni mi hanno fatto male.

Posso riconoscere il coraggio che ho avuto senza trasformare ogni sofferenza in una medaglia.

Posso perdonarmi senza fingere che non ci siano conseguenze da affrontare.

Essere orgogliosa di me significa guardarmi interamente: non soltanto nelle parti che mostrerei agli altri, ma anche in quelle che sto ancora imparando a comprendere. È uno sguardo adulto, capace di tenere insieme responsabilità e compassione.

Le vittorie invisibili meritano un nome

Siamo abituate a celebrare ciò che si vede: un risultato, un lavoro, un obiettivo raggiunto. Ma molte delle trasformazioni più importanti non hanno fotografie, premi o applausi.

È una vittoria alzarti in una mattina in cui avresti voluto nasconderti.

È una vittoria non rispondere con la stessa rabbia che ti ha ferita.

È una vittoria chiedere aiuto dopo anni trascorsi a dire che andava tutto bene.

È una vittoria mettere un confine, tornare a studiare, ricominciare un progetto o scegliere di riposare prima di crollare.

Se non dai un nome a questi gesti, rischi di attraversare una trasformazione enorme continuando a raccontarti di non aver fatto abbastanza.

Prova a scrivere tre cose che oggi fai in modo diverso rispetto a un anno fa. Non devono impressionare nessuno. Devono ricordare a te quanta strada hai percorso.

Quello che vorrei insegnare a mia figlia

Vorrei che Ginny imparasse a essere orgogliosa di sé senza pensare di dover vincere sempre. Vorrei che sapesse riconoscere il proprio valore anche davanti a un voto, a un errore o allo sguardo di qualcuno che non la comprende.

Ma non posso consegnarle soltanto parole. Devo provare a mostrarle che cosa significa.

Quando mi tratto con rispetto dopo una giornata difficile, le insegno che la dignità non dipende dalla perfezione. Quando riconosco un errore senza definirmi un fallimento, le mostro che possiamo correggerci senza distruggerci. Quando ricomincio, anche lentamente, le faccio vedere che la forza non è non cadere mai.

Non sarò sempre l’esempio perfetto. Forse proprio questo è il punto. Vorrei essere un esempio vero: una donna che ha avuto paura, ha sbagliato, si è sentita persa e ha continuato a cercare la propria strada.

E se un giorno lei saprà guardarsi con più amore, spero che una parte di quell’amore sia nata anche dal modo in cui mi ha vista imparare a guardare me stessa.

E tu, di cosa sei orgogliosa?

Non rispondere soltanto pensando ai risultati.

Pensa a ciò che hai attraversato.

Alle volte in cui hai continuato senza sapere come sarebbe finita.

Alle ferite che non ti hanno tolto la capacità di amare.

Ai giorni in cui nessuno ha visto la tua battaglia, ma tu hai scelto comunque di non abbandonarti.

Forse non hai ancora raggiunto tutto ciò che desideri.

Forse stai ancora ricostruendo alcuni pezzi.

Ma questo non cancella la donna che sei oggi.

Guardati con più verità e con meno giudizio.

Non aspettare il prossimo traguardo per dirti che sei stata coraggiosa.

Sii orgogliosa di te.

Non soltanto per quello che hai conquistato,

ma per tutte le volte in cui la vita ha provato a spegnerti e tu,

anche con una luce piccolissima,

sei rimasta accesa.

Con affetto,

Vanessa Galperti 💛


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